
Degenerazione della valvola mitrale nel cane
La degenerazione della valvola mitrale, chiamata anche malattia degenerativa mitralica (MMVD), è la cardiopatia acquisita più frequente nel cane, soprattutto nei soggetti adulti e anziani di piccola e media taglia.
La valvola mitrale si trova all’interno del cuore e separa l’atrio sinistro dal ventricolo sinistro. Con il passare del tempo può andare incontro a modificazioni degenerative che ne impediscono la perfetta chiusura. Una parte del sangue, anziché procedere normalmente in avanti, torna quindi verso l’atrio sinistro: questo fenomeno prende il nome di rigurgito mitralico ed è generalmente responsabile del soffio cardiaco rilevato durante la visita.
Come evolve?
La malattia ha generalmente un andamento cronico e progressivo, ma la velocità di evoluzione può essere molto diversa da un cane all’altro. Molti cani rimangono senza sintomi per anni e non tutti sviluppano insufficienza cardiaca.
Per questo motivo, la presenza di un soffio non significa necessariamente che il cane abbia già bisogno di una terapia.
L’ecocardiografia permette di valutare la valvola, l’entità e le conseguenze del rigurgito e, soprattutto, verificare se il cuore abbia iniziato a dilatarsi. In base ai risultati è possibile stabilire lo stadio della malattia e decidere se sia sufficiente effettuare controlli periodici oppure sia indicato iniziare una terapia.

Quali sintomi può provocare?
Nelle fasi iniziali il cane è generalmente del tutto asintomatico. Quando la malattia diventa più avanzata possono comparire aumento della frequenza respiratoria durante il riposo o il sonno, difficoltà respiratoria, ridotta tolleranza all’esercizio, tosse, debolezza o episodi di svenimento.
Uno dei parametri più utili che il proprietario può controllare a casa è la frequenza respiratoria durante il sonno. In condizioni normali dovrebbe essere inferiore o uguale a 30 respiri al minuto.
Un aumento persistente al di sopra dei 30 respiri al minuto, soprattutto se rappresenta una variazione rispetto ai valori abituali del proprio cane, dovrebbe essere segnalato al veterinario.
La misurazione è semplice: è sufficiente osservare il cane mentre dorme. Un’espansione e un rilassamento del torace corrispondono a un respiro. Si possono contare i respiri per 30 secondi e moltiplicare il risultato per due.
Controlli e terapia
Non esiste un’unica terapia valida per tutti i cani affetti da degenerazione mitralica. Il trattamento dipende dallo stadio della malattia.
Nelle forme iniziali può essere indicato semplicemente un monitoraggio cardiologico periodico. Quando il rimodellamento cardiaco raggiunge determinati criteri, può essere consigliata una terapia finalizzata a ritardare la comparsa dell’insufficienza cardiaca.
Negli stadi più avanzati sono invece necessari farmaci specifici per controllare i sintomi, ridurre le conseguenze dell’insufficienza cardiaca e preservare il più possibile una buona qualità di vita.
Per questo motivo, diagnosi, stadiazione e controlli cardiologici nel tempo sono fondamentali per individuare il momento più appropriato per intervenire.
Un soffio cardiaco non equivale automaticamente a insufficienza cardiaca. L’obiettivo della visita cardiologica e dell’ecocardiografia è capire in quale fase della malattia si trova il singolo paziente e impostare un percorso di monitoraggio o terapia personalizzato.

Cardiomiopatia ipertrofica (HCM) nel gatto
La cardiomiopatia ipertrofica (HCM) è la cardiopatia più frequentemente diagnosticata nel gatto. È caratterizzata da un aumento dello spessore delle pareti del ventricolo sinistro, la principale camera del cuore deputata a pompare il sangue nell’organismo.
L’ispessimento del muscolo cardiaco può rendere il ventricolo meno elastico e ostacolarne il normale riempimento. Con il progredire della malattia può determinarsi un aumento della pressione all’interno del cuore e, in alcuni soggetti, una dilatazione dell’atrio sinistro.
Come evolve?
L’evoluzione della HCM è estremamente variabile. Alcuni gatti presentano forme lievi che rimangono stabili per molti anni e possono non sviluppare mai sintomi, mentre in altri la malattia può progredire e determinare complicazioni.
Una delle particolarità delle cardiomiopatie feline è che il gatto può apparire completamente normale anche in presenza di una cardiopatia significativa.
L’ecocardiografia rappresenta l’esame fondamentale per valutare lo spessore e il movimento delle pareti cardiache, le dimensioni delle camere del cuore e la presenza di eventuali alterazioni del flusso sanguigno. Permette inoltre di valutare il rischio di alcune delle principali complicazioni della malattia.

Quali sintomi può provocare?
Molti gatti affetti da HCM non presentano alcun sintomo e la cardiopatia viene scoperta durante una visita, in seguito al riscontro di un soffio cardiaco, di un’aritmia o di altri reperti.
Quando la malattia diventa più avanzata può comparire insufficienza cardiaca congestizia, con accumulo di liquido nei polmoni o nella cavità toracica. In questi casi possono comparire aumento della frequenza respiratoria, difficoltà respiratoria, riduzione dell’attività, debolezza o abbattimento.
Un’altra possibile complicazione è il tromboembolismo arterioso, causato dalla formazione di coaguli all’interno del cuore che possono raggiungere la circolazione arteriosa. La comparsa improvvisa di dolore intenso, debolezza o paralisi di uno o più arti, soprattutto posteriori, rappresenta un’emergenza veterinaria.
Controllare la respirazione a casa
Uno dei parametri più utili che il proprietario può monitorare è la frequenza respiratoria durante il sonno.
In condizioni normali dovrebbe essere inferiore o uguale a 30 respiri al minuto. Un aumento persistente oltre i 30 respiri al minuto, soprattutto rispetto ai valori abituali del proprio gatto, dovrebbe essere segnalato al veterinario.
Per misurarla è sufficiente osservare il gatto mentre dorme: un’espansione e un rilassamento del torace corrispondono a un respiro. Si possono contare i respiri per 30 secondi e moltiplicare il risultato per due.
Una respirazione evidentemente difficoltosa, soprattutto a bocca aperta, richiede invece una valutazione veterinaria urgente.
Controlli e terapia
Non tutti i gatti affetti da HCM necessitano dello stesso trattamento. La gestione dipende dalle caratteristiche e dalla gravità della cardiopatia, dalle dimensioni dell’atrio sinistro, dall’eventuale presenza di ostruzioni al flusso sanguigno e dal rischio di insufficienza cardiaca o tromboembolismo.
Alcuni soggetti necessitano solamente di controlli cardiologici periodici, mentre in altri può essere indicata una terapia specifica.
La diagnosi di HCM non significa necessariamente che il gatto svilupperà insufficienza cardiaca. L’ecocardiografia permette di definire le caratteristiche della cardiopatia e di programmare controlli e terapie sulla base del rischio individuale.
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